venerdì 28 gennaio 2011

TEMPURA A COLAZIONE
In azienda c’è un momento che ho sempre detestato, più delle sfuriate del capo, più del rappresentante che viene a cercar di vendere merda con il fare da testimone di Geova. E sarebbe quello della pausa alla macchinetta del caffè dove, proprio come in Camera Café, si incontrano tutti i peggiori idioti che normalmente si cerca di evitare.
E il ventaglio di cazzate che tocca ascoltare è davvero molto ampio. C’è chi decanta la qual cosa, chi parla di calcio, chi di presunta figa e chi, molto più banalmente, occupa quel tempo a leccare il culo a qualcuno.
Ma la cosa che più mi sconvolge è l’esibizione della nulla per cercare di stupire. Ad esempio, oggi, una cogliona che dovrebbe usare la bocca solo per la sublime arte della fellatio, decantava l’abilità giapponese nel saper far fritti ad alta digeribilità. Ovviamente era una scusa per ostentare la sua settimana di ferie a Tokyo.
Ora… io so che il tempura sono cazzi fritti con la pastella. E che l’unica cosa che li distingue da un fiore di zucca, da un’oliva ascolana, da un cucullo o un baccalà risiede nel fatto che la pastella viene fatta con acqua freddissima e ciò consente all’olio della friggitura di non essere completamente assorbito dal fritto stesso.
È una cazzata. Fisica pura applicata alla cucina.
Eppure… tutti gli astanti erano a bocca aperta. Forse perché volevano che a bocca aperta ci si mettesse lei. Forse erano solo subliminali suggerimenti alla collega. Boh!
Ma nel dubbio, trovandomi tra maschi arrapati, ho evitato di raccontare la mia storia, di quando a Mogadiscio mi sono mangiato un’intera torta di termiti.
E, credetemi, era eccezionale.