martedì 11 gennaio 2011

NIRVANA - BLEACH
Ero in attesa a Linate, tra presunti manager che strisciano fra Roma e Milano e figuranti di ceralacca che fanno la staffetta tra Cinecittà e Segrate.
Non potendo fumare sorseggio una bibita. Mi guardo attorno. E scorgo solo gente finta. Un mondo fasullo, quasi di cartapesta. Ma una ragazza attira la mia attenzione. La sua caviglia attira la mia attenzione. Un’insolita rotazione, la punta della scarpa, il tacco, la caviglia, sottile...
Mi avvicino ed ha calze velate. E ascolta l’I-pod. Bellissima. Una santa all’inferno. Resto a guardarle le caviglie mentre Kurt Cobain le sta urlando nelle orecchie d’aver bisogno di un'amica semplice e che le scarpe nuove prenderanno un giorno la loro forma.
No. Non è il miglior disco dei Nirvana, io gli preferisco Nevermind che solo per il ragazzino pescato all’amo con un merdoso dollaro come esca mi fa uscire di capoccia. Ma lo trovo un lavoro molto genuino, da garage, quindi vivo, ed un capolavoro, soprattutto se ascoltato in un contesto al silicone come quello in cui mi ritrovo.
Poi la voce puttanesca dell’aeroporto mi chiama al gate. La ragazza salirà su un altro aereo ma io prenderò il volo con About a Girl nel cuore.
Nel frattempo la hostess mi sorride. Non le piaccio ma mi sorride. E fra un’ora sarò di nuovo nella capitale.
Decolla da qui