venerdì 7 gennaio 2011

OSSERVATORE DI GATTI
Sono un osservatore di gatti. Non c’è un cazzo da fare. Mi piacciono.
E così è perché sono i più grandi bastardi di esseri viventi del pianeta. Così simili all’uomo, nei loro difetti, ma tanto distanti dal bipede più famoso, per i loro bei pregi.
I gatti sono pigri ed anarchici. Ruffiani e traditori. Belli ma stronzi. E per questo ci assomigliano un po', oppure no, facendo tutto ciò senza le reverenze che noi umani siamo costretti a fare ogni giorno, full time.
Ma su una cosa sono certamente dissimili a noi. E pure tanto. Ed è un qualcosa che gli rende onore.
Anche i gatti più amiconi e più affettuosi quando stanno per morire decidono di farlo da soli. Si vanno a nascondere, infilano la testa tra le zampe e, semplicemente, defungono.
Ho saputo che lo fanno pure gli elefanti ma l’uomo non lo fa. L’uomo moderno non lo fa. La merda umana decide adesso di spettacolarizzare pure la sua morte. E quindi va in diretta. Ci sono i prologhi, gli eterni durante ed il gran finale col botto. Poi, uno penserebbe che sia finita l’ignobile rappresentazione, e invece no. Della morte si fa pure dibattito, magari con qualche reload sulla sofferenza trascorsa e col commento di qualche coglione che la dovrebbe sapere lunga e invece non sa un cazzo perché lui non è mai morto.
E allora ecco perché preferisco i gatti. E tu, uomo, vaffanculo. Miao.