martedì 4 gennaio 2011

NAPALM DEATH - SCUM
Nei giorni trascorsi mi è capitato di sostare innanzi alla vetrina di quel negozio di dischi che mi aveva assunto in un’estate del paleolitico. Bei ricordi, certo, ma sono rimasto lì. Ebete. E non sono entrato. Sarebbe stato troppo triste e una fottuta merda mi sarebbe salita su per la colonna vertebrale fino al cuore perché quell’angolo del mio mondo che fu è, nel frattempo, diventato una sorta di alimentari che spaccia generi maghrebini in un quartiere dove di maghrebini non ce ne abitano.
Però mi è venuta in mente lei. Lei che aveva una bella faccia da cazzo, i denti un po’ all’infuori e le zeppe più alte che si potessero portare in quei primi anni novanta. Mi chiese del vinile, lo cercai negli scaffali, pagò ed uscì.
E solo allora mia accorsi che facciadacazzo aveva un culo mozzafiato. Una vera opera d’arte. E che padronanza nell’esibirlo su quelle zeppe ed il vestito corto!
Mi innamorai di quel culo. Ma, purtroppo, facciadacazzo non era dei paraggi e non la vidi mai più. Però comprò questo disco che me la farà ricordare per sempre.
Si dice che con i Napalm Death sia nato il grindcore. Di certo con Scum nacquero i Napalm, uno dei gruppi in assoluto più tosti e longevi se si considera che sono ancora fortemente attivi. Rumorosi ed anarchisti, anche nichilisti e politicizzati il giusto, aggiungerei, perché a mio modo di vedere essere indipendenti dalle ideologie è l’unica politica davvero possibile.
Ed anche il culo di facciadacazzo era assolutamente in tema. Era il perfetto andare contro ogni modello precostituito.
Risucchialo da qui