venerdì 30 settembre 2011

giovedì 29 settembre 2011

DEICIDE - TO HELL WITH GOD
Ho deciso di onorare l'ultimo disco dei Deicide perché già il titolo mette tutti d’accordo sulle argomentazioni trattate in queste pagine negli scorsi giorni. È un po’ come se fosse il sigillo di ceralacca alle nostre ciarle. Il punto finale. Il dado tratto. Visto che, in fondo, il concetto stesso di bestemmia musicale è nato proprio con loro. Che sono in carreggiata fin dagli anni 80, e che, probabilmente, hanno fatto album pure migliori di questo (e il mio preferito resta Legion). Ma ogni tanto è corretto dare spazio anche alle novità e, secondo me, questo lavoro merita comunque rispetto perché è il gradito ritorno dei quattro americani alle violentissime origini, finalmente dimentichi della merdosa melodia che farciva i due dischi antecedenti.
Insomma, i Deicide devono fare i Deicide. Puro death metal all’americana come solo i Lamb Of God sono poi riusciti a pareggiare. Certo, non potrà essere ascolto gradito a chi non vuol sentire parlare di morte della divinità, di deicidio. Ma me ne fotto. Perché è lampante che accanto ad una bella dose di assoli, alla fusione di riff di straordinaria potenza che determinano un suono inevitabilmente aggressivo, il vero valore aggiunto dei quattro sta proprio nella loro anti-cristianità e nel forte antagonismo.
E la cosa qualche problemino glielo ha sempre creato, visto che addirittura molti festival metal si rifiutano di invitarli, al punto da essere considerati troppo blasfemi pure in quei contesti che notoriamente non sono il ritrovo di lupetti e coccinelle. Così io me ne dispiaccio perché, con tutta la merda che gira, i Deicide restano ai vertici di ogni classifica del buon metal. Ma loro se ne sbattono. Vanno dritti per la loro strada. E per questo io li sostengo con piacere.
Però non si può non notare che, ripudiati pure dall’Hellfest, letteralmente oggetto di un attentato durante un concerto ad Oslo, i Deicide siano finiti dopo una decina di buoni lavori a dover suonare solo nei festival di periferia. Per esempio, leggete qui dove erano finiti la scorsa estate. A far tremare i castani in una sperduta valle dell’Appennino. Ai confini del nulla. Dove però hanno saputo riempire il cuore di tanti metallers.
Certo che, poiché la secolarizzazione della chiesa è un falso allarme e la sua autorità resta del tutto intatta, è palese che non scenderanno mai qui da noi. Nella culla della cristianità. Verrebbero bloccati alla cristo-dogana come delinquenti. Per cui, a voi romani, non resta che ascoltarli qua.