lunedì 28 febbraio 2011

LA PENITENZA DEL PUTTANIERE
Sembrano tutti sorpresi. Ma è dalla notte dei tempi che, presto o tardi, arriva il dì della penitenza.
Se si pensa all’Italia contemporanea vengono sempre in mente la faciloneria delle sue genti, la sua squallida rappresentazione politica ed una non lieve attitudine all’illegalità. E, purtroppo, sono tutte cose vere. Ma il problema più serio del paese è sempre stato quello rappresentato dalle ingerenze della chiesa. Ed è questa la ragione per cui non ci sarà proprio un cazzo da festeggiare il prossimo 17 marzo. Perché quel giorno di 150 anni fa non si è compiuta nessuna unità nazionale visto che il mio quasi concittadino Giuseppe si dimenticò di portare a casa un pezzetto importante di nazione, ricco e sicuramente tanto, troppo potente.
Così è normale che, se hai un governo che si trastulla fra mignotte e piccole mercanzie, la chiesa, forte di piazze sempre piene, alzi la sua voce sempre gutturale. Ed è altrettanto logico che si debba far subito penitenza per tornare nelle grazie dei cardinali e del papetto di turno.
E per ciò non basta certo un’Ave Maria. Servono finanziamenti alla scuola cattolica, magari denigrando ancora un po’ quella pubblica. Ed è necessario un bel vaffanculo ai gay. Alle staminali. E a quel minimo di evoluzione che sarebbe possibile in questo inizio di millennio. Ma che da noi non lo è.
Ho sempre desiderato vivere in uno stato laico. Ora, invece, ci si parla di madrase cattoliche. Anzi, peggio. Perché laddove le madrase esistono davvero la gente dimostra di avere ancora il coraggio di alzare la testa per la propria libertà. Ma non qui.
Ed è ovvio che l’errore originale non sia stata una dimenticanza garibaldina. Ma quello, secondo me, era il momento buono per farli fuori. Un instante storico che rimpiangeremo per sempre. Perché chissà quando si presenterà di nuovo un’occasione come quella.
Quindi, oggi, mi sento di dire anche un bel vaffanculo al risorgimento tradito.

sabato 26 febbraio 2011