giovedì 2 dicembre 2010

RAMMSTEIN - ROSENROT
Riconosco che i Rammstein non sono sempre un facile ascolto, soprattutto per orecchie latine.
Innanzitutto perché ostentano un metal industriale piuttosto estremo che, notoriamente, ai più appare come banal rumore e poi perché, più che altro sui loro primi lavori, fanno del cantato in quella lingua crucca che qui da noi non ha mai avuto troppi estimatori.
Nonostante ciò, qualche anno fa, complice il disco che oggi vado a proporre, ci fu un boom di fans scatenati anche giù per il nostro stivaletto. Poi basta.
I Rammstein sono improvvisamente morti. Come dio. Svaniti. Dissolti. Ficcati dentro a una colata di cemento conformemente alle nostre più bieche abitudini.
Ma chissà se qualcuno si è mai chiesto il motivo di detta sparizione?
Perché io ce l’ho. Ed è semplice. La ragione sta tutta in quel video che serviva da lancio al loro ultimo album. Un filmino porco, direi porno, protagonisti loro stessi, un video ovviamente censurato qui da noi che, però, bigotti quali siamo, abbiamo pensato bene di farlo sparire insieme a tutta la loro produzione ed all’intero gruppo dai nostri più prestigiosi almanacchi musicali.
Ovviamente, nel resto del mondo i Rammstein continuano a spopolare per la loro arte sopraffina nel saperci parlare di sesso, violenza, sadomasochismo e violenza sessuale (anche da parte del clero…) e nel voler giocare con ogni sorta di figura religiosa. Ma non più qui. Ma qui da me si.
Quindi, acciuffa e porta a casa


Rammstein