martedì 19 ottobre 2010

AUSPICANDO SOFFERENZA
Che tu sia un coglione ne dà evidenza certa l’ebete espressione del tuo viso. E a nulla valga tutto quello che ti è capitato in questi giorni perché quell’episodio, pur in tutta la sua tragicità, non altera il tuo destino già scritto: coglione sei nato e coglione resterai.
Quindi togliti quel sorriso dalla labbra, che madre natura con te non è stata generosa e che non c’hai proprio un cazzo da ridere.
Purtroppo, però, l’essere coglioni non è più garanzia di sofferenza certa, il mondo è pieno di coglioni di grido, di successo, e un’esistenza d’afflizione resta solo da augurartela, senza nessuna garanzia.
Ma io la auspico. E non perché tu sia un assassino. Ma perché sei uno che picchia le donne. Un vigliacco, un coniglio. E, soprattutto, perché lo hai fatto a difesa di quell’arroganza da periferia romana che mi fa vergognare ogni giorno di vivere ancora in questa città.
Quindi io auspico, auspico eccome. Che siano dolori e sofferenza.
E non solo per te ma pure per i tuoi pari di quartiere.