lunedì 10 maggio 2010

DE HOMINIS INDIGNITATE
Nella settimana del ritorno al trionfo dell’OM nel campionato francese, il mio ormone calcistico è giustamente risorto, rinnovandosi e godendo di nuova ed inattesa linfa. Tuttavia, anche se erano 18 anni che aspettavo questo momento, non mi sembra il caso di tessere le lodi dei ragazzi di Deschamps su queste pagine notoriamente molto contras e poco celebrative. Preferisco deviare l’ormone sulla serie A, sulla Coppa Italia, sull’Italia e su Roma in particolare, un posto dove tutto diventa merda perché tutto è complicato, difficoltoso, difficile. Anche il fare calcio.
Tralasciando le laziali vergogne, per cui capisco e giustifico il tifoso ma censuro una squadra di professionisti solo a vendersi il culo, vorrei richiamare all’attenzione l’episodio accaduto al più celebre dei figuranti di Vodafone.
Visto che ci hanno rotto i coglioni fin dall’alto del colle, sarei d’accordo che non ce ne sarebbe bisogno perché se ne è parlato tanto e troppo, ma un parere lo vorrei dare pure io, dal momento che, esternando sull’ormai celebre episodio, troppa buffa gente ha fatto analogie con quanto accaduto ai mondiali 2006 e che aveva per protagonista il mio amato concittadino Zizou.
Solo una cosuccia. Piccola. Breve. Solo una. Perché esiste una “sottilissima” diversità fra i due casi: ai mondiali la vittima stava di fronte al suo colpitore e quando la capocciata è partita l’ha vista ben arrivare, l’ha affrontata e se l’è presa di buon grado, trasformandola nella storica vittoria di un popolo intero. In Coppa Italia, invece, si è celebrato soltanto l’attacco del coniglio, ossia una sommaria vigliaccata fatta alle spalle di un ragazzino.
La questione non mi pare poco. È la sostanziale differenza che passa tra l’onore e la codardia.