mercoledì 16 dicembre 2009

“Milano mi piace…”
“si… ma il duomo no”
“perché?”
“alla luce dei fatti lo avrei fatto con più guglie!”
FABRIZIO DE ANDRÉ - STORIA DI UN IMPIEGATO
Quando passi per Genova, ti perdi. Ti perdi ma poi ti ritrovi.
Perché quello è un posto strano, dove la gente non ti parla e se ti parla non la capisci bene. Una città dove le ragazze hanno le gonne strette, il mare ti guarda strano e la montagna ti cade proprio addosso.
Ma, anche se io la trovo una dei più cupi angoli d’Italia, proprio per questo mi piace. Così se ci passo mi ci fermo. E se mi ci fermo, ci passo. In via del Campo intendo, dove c’è un piccolo negozio che sa di fumo e di cancro. Di vita e di morte. Dove il poeta è il dio pagano che mai avrebbe voluto essere ma dove è comunque possibile e gradevole poterlo respirare a pieni polmoni.
Io l’ho conosciuto tardi, mea culpa. E dopo è morto, mea sfiga. Ma che grande è stato lo sapete.
E questo è il suo disco che mi piace di più, musicalmente non è un granché e lui nei suoi ultimi tempi lo detestava. Ma io mi ci leggo dentro, che volete farci. È l’impiegato.
Fumatelo in queste stanze.