giovedì 15 ottobre 2009

INDIGESTI - OSSERVATI DALL’INGANNO
Torino, anni 80. Dopo essere stata la prima capitale d’Italia, Torino si fregiava a quel tempo di un titolo ben più nobile e prestigioso, ossia quello di capitale incontrastata dell’hardcore italico. Che la rabbia si sfogasse soprattutto lì era palese già dai moti del 77, dal malessere operaio e studentesco che in quel periodo riempiva strade e piazze della città. Che il talento seguisse di pari passo la rabbia, rilevava, una volta ancora, come al buio s’incontrino le persone migliori. Sempre.
Io, come spesso mi accade, a Torino ci sono arrivato un po’ in ritardo, gli anni d’oro erano appena terminati ma le reminescenze hardcore non si erano del tutto spente e si percepivano ancora nei centri sociali e nei club sui Murazzi.
Doveroso dire che gli Indigesti in realtà erano vercellesi, ma ovviamente su Torino ci orbitavano alla grande. Voglio proporli perché li ho appena trovati, perché sono un tassello importante di quella storia e soprattutto perché sono meno grezzi di altri e quindi, forse, più accessibili anche da parte di chi non apprezza del tutto certe “melodie” troppo taglienti, veloci ed indigeste.
Cuccalo qui.



UGUAGLIANZA O DIVERSIFICAZIONE?
L’uomo ha un grande nemico. Se stesso. Ed il mio me stesso è il peggior nemico tra tutti i se stessi, perché da questo pulpito mi piace starvi sul culo, provocarvi e stupirvi, incappando magari nelle ire letali di qualcuno, anche se, tutto sommato, non me ne frega un cazzo, visto che se avessi voluto aver successo, avrei creato un blog diverso da questo, uno dei tanti blog mediocri che si trovano a iosa sulla rete. Quindi sono ben consapevole che quello che sto per dire probabilmente diminuirà vistosamente gli accessi a queste pagine ma bisogna proprio che qualcuno certe cose le dica. Ed io le dico.
In un paese dove non funziona un cazzo, l’unico al mondo con ben quattro mafie, dove il clero regna sovrano, dove il diritto è solo apparente e la legge non è mai uguale per tutti, a me non pare proprio indispensabile una legge sull’omofobia.
Ieri sera ho litigato con un amico gay per questo. Ma sia chiara una cosa, prima di tutto. Io non voglio tessere le lodi ad un parlamento che sicuramente (non) ha fatto il suo illegittimo dovere solo per qualche gioco di strana convenienza. Ma la legge sull’omofobia già c’è, è sulla costituzione, all’articolo number 3, dove si cita che tutti i cittadini hanno pari dignità sociale, che sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
Basta farlo rispettare, insomma. Tutto il resto è solo fumo negli occhi.
Probabilmente, dopo tanto e più che legittimo outing, gli omosessuali stanno diventando una lobby che deve essere comprata dalla politica. Probabilmente sono più furbi di altri e non staranno al gioco. Ma quello che stava per succedere nelle bieche stanze del potere altro non era che un ulteriore ingaggio di voti. Ed io sono felice che non sia successo.
Anche perché rivendico il diritto a dare un cazzotto a chiunque se se lo merita, senza che ci sia un aggravante di reato per il solo fatto che questi è gay. Perché non sarebbe uguaglianza questa. Ma diversificazione bella e buona.
Vi sto sul cazzo vero? Ma riconoscetemi, almeno, che sono socialmente utile.