lunedì 21 settembre 2009

SEMPRE POVERI VS. POVERI
Esiste la rivoluzione, di cui la guerriglia è legittimo strumento, ed esiste la guerra. Il presupposto di una rivoluzione è sempre un nobile ideale di libertà o uguaglianza, quello della guerra è solo l’arroganza del potere e la brama di una sua ricchezza ulteriore. Sono quindi due cose ben distinte anche se, alla fine, chi muore non è mai il figlio del ricco e del potente ma sempre la povera gente.
Se però nel primo caso il nemico è un nemico comune e lottare è un alibi morale, nel secondo è davvero da coglioni aderire ad un fregola mortale lasciando le proprie donne alla poligamia degli altri.
Io non sono tra quelli che inneggia alle 10, 100, 1000 Nassirya, ma non sono nemmeno il patriota che piange sulla bara di chi ha deciso di fare della guerra un mestiere. Altre sono le morti sul lavoro che mi addolorano, altre le tragedie del quotidiano vivere, altri gli eroi. Perché se è vero che non abbiamo più eroi da celebrare, è pur vero che non ce ne dobbiamo inventare dal nulla.
Ma non vorrei essere troppo cattivo oggi. Non lo voglio proprio. No Bad. Però, cazzo, siate meno coglioni, non arruolatevi ed imparate a riconoscere il vero nemico. Che non esiste guerra di religione, non esiste guerra di confine, non esiste guerra di aggressione e non esiste neppure la guerra per scopi umanitari. Esiste solo la guerra senza menzogna. Quella combattuta dai poveri contro i poveri. Tra poveri. E soprattutto tra poveri morti. E non ditemi che non lo sapevate finché lo stato, il reale mandante d’omicidio, non ha deciso di celebrare se stesso in un altro giorno come questo, in un altro funerale.