martedì 23 giugno 2009

AHMADINEJAD E I GIOVANI
Io godo vedendo un potere che barcolla e poi crolla, e mi schifo solo se nel suo precipitare si sbatte nella rete come uno tonno nella spadara, ma le rivoluzioni vincono sempre e le repressioni ne ritardano solo l’inevitabile esito finale. Ciò sappia quel leader che tiene duro, e gli sia ben chiaro che è meglio ceder oggi che domani, lo insegna la storia, lo garantiscono Mussolini, Causescu, Saddam, le loro teste che ancora penzolano di lato.
Si sappia poi che ogni rivoluzione ha i suoi defunti e che se c’è una vita spesa bene è quella sacrificata per una giusta causa, e non ci si indigni per le giovani morti in Iran, né per la violenza sparata in 16:9, perché altro è lo sfregio vero.
Guardate quanto è bella una gioventù in rivolta, una società dove i figli si ribellano ai padri, dove c’è una generazione migliore di quella che l’ha preceduta. Ed imparate la ribellione, il sacrificio, il successo. E che si fotta Ahmadinejad. Ma non soltanto lui.